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Lasciala andare

Quando Zoe era piccola non le importava di stare tanto dietro alle persone. Se ci stava bene continuava ad uscirci, se non ci stava bene smetteva di frequentarle. Il motto alla Marchese del Grillo era il suo stile di vita. Chi la conosce da più di 5 anni può esserne stato triste o divertito spettatore (non che ne vada fiera, ma era proprio così).
Ci piacciamo? bene!; Te ne vai? Uguale!
Semplice, lineare, preciso.

Col tempo pur mantenendo la stessa personalità ha imparato ad ammorbidire certe reazioni. Capite che se fosse rimasta com’era a 18 anni probabilmente non sarebbe stata in grado di relazionarsi con nessuna persona sana di mente raggiunti i 30.
Dicevo, cambiamento… forse anche per esperienza, perché quella che si fa ad una certa età è determinante.
Certe cose invece non sono cambiate o per lo meno non ancora. Non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, checché ne dicano gli altri; in certi contesti è arrogante e puntigliosa; non è facile da sopportare specialmente se c’è qualcosa che non le va; spesso, troppo spesso, non riesce a stare zitta se una situazione la fa sentire a disagio.
Tutta sta cosa insieme può risultare un casino insomma, se mal gestita.
Gliene hanno dette eh, devo ammetterlo: MA TI SEMBRA IL CASO? Oppure TE PROPRIO NON CE LA FAI A FARTI I CAZZI TUOI? O quella che preferisco in assoluto SUCCHI Più SANGUE TU, CHE CAZZI LE PUTTANE DI AMSTERDAM.
Diciamo colorito.
La cosa che però da nessuno-mai le è capitato venisse detta, ma neanche una volta, è: ti sei comportata da cattiva amica
Mai.
E ho l’audacia di metterlo nero su bianco (anzi bianco su azzurrino) perché ne sono sicura. E di certezze ognuno di noi quante può dire di averne? Le hanno detto di aver esagerato in sincerità, in irruenza, ma mai, mai, di aver fatto qualcosa che faceva male ad un’amicizia ESISTENTE tra lei e qualcun altro, per di più senza volere nessuna cazzo di stellina di riconoscimento sul petto, figurarsi. Anche se ha avuto tanti disguidi con gli amici, nessuno di loro dopo aver fatto sbollentare il nervoso, le ha detto addio perché quello che aveva fatto era sbagliato in termini di amicizia. E’ vero, a volte esagera, e deve sorbirsi le meritate conseguenze, ma poi c’è il “fin di bene”. E finora, quel fin è sempre arrivato.
Finora.
Ora che le cose sono diverse, che è diventata grande e che se conosce una persona e le piace la tiene con sé. Anche se le fa venire il sangue alla testa quando litigano, cerca di trovare l’incastro adatto perché le cose funzionino, pur essendo lei sempre lei e lui sempre lui. Questo non organizzando compulsivamente incontri (perché non sarebbe in grado, né crede serva a questo scopo nello specifico), ma nelle piccole cose della relazione di per se stessa.
I cazzi per lei insorgono quando l’altra persona, per quelli che nella vita potrebbero essere un eone di motivi, prende una strada inaspettata.
Cambia. Si trasforma. E si sa, quando due persone sono in una qualsiasi tipo di relazione o cambiano in modo sincrono o si separano. Quando succede questo tutti gli sforzi fatti da una e dall’altra parte per cercare l’incastro più comodo, se ne vanno salutando con la mano, a puttane.
Se si salta insieme, atterrando si fa un suono solo; se si salta in tempi diversi, si atterra in momenti diversi e si fa solo rumore.
La cosa che personalmente le viene più difficile da fare è ammettere che è proprio la fine. Perché come molti di voi sapranno, assistere al declino di una cosa, qualsiasi essa sia di cui hai visto lo splendore, fa sempre soffrire in una certa misura. Non dispiace, perché come mi disse una volta una persona speciale prima di andare via “mi dispiace se pesto una merda, questo mi fa soffrire”.
Quando sei di fronte ad una persona che una volta era LA tua amica e la vedi trasformata in qualcosa che non contiene più i motivi per cui l’avevi scelta tra 1200 altri e inizi a chiederti perché siete sedute allo stesso tavolo, non c’è più niente da fare.
Solo soffrire. E lasciare andare.
Triste.
Eh già, a volte la vita è un po’ più troia di quanto dovrebbe

(Fonte: juggiol.wordpress.com)

  • 1 anno fa

Specchi

Quando un bambino cade e si sbuccia il ginocchio, prima lo si consola e lo si medica in modo che smetta di piangere, poi si discute sul fatto che avrebbe fatto meglio a non correre in discesa sulla ghiaia.. e non per altro, solo perchè se piange è per bisogno di affetto e aiuto..
per fargli redere conto dei suoi errori c’è tempo un’intera vita

  • 1 anno fa
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senza impegno

  • 1 anno fa
  • 5

“Noi non ci siamo scelti. Gli amici non si scelgono. Gli amici sono amici e basta. Completano parti di noi che non siamo riusciti a finire da soli, cuciono qualche strappo, mettono a posto casa quando sei a letto febbricitante o magari solo troppo disperato per riuscire ad alzarti. Gli amici non ti abbracciano mai, mai senza chiederti prima come stai. Noi non ci siamo presentati con una stretta di mano. “Piacere, sono io, quello innegabilmente bello”. “Piacere, sono quella ostinatamente cinica”. No, non ci siamo detti chi eravamo. Sapevamo poco l’uno dell’altra, meno di oggi, ancor meno di domani.
Vedi, uno ci impiega una vita ad costruirsi delle barricate, lavora alacremente sotto al sole o con la pioggia, per far presto. Prima che arrivi un nuovo sconquasso. Costruisce senza tregua i suoi muri, con i mattoni che ha ricavato dalla grossa frana, dalla frana “madre”. Quella che ti fa capire che amare è soffrire e perdere e lacerarsi. La frana di tutte le frane. Quella che inghiotte ogni singolo giorno vissuto prima. Allora, affinché il ricordo di ció che è andato distrutto gli permetta di non farsi prendere più alla sprovvista dalla catastrofe, riusa le macerie per farne difesa. L’amico questo lo sa, lo sa perfettamente. L’amico tollera le Nostre chiusure i nostri scudi, la nostra diffidenza. L’amico non invade il campo, non oltrepassa la linea. Ogni tanto passeggia intorno ai nostri bastioni, si ferma, controlla che non cedano, che sia tutto al suo posto e tira fuori dei colori a cera dalle tasche. Scrive qualche cosa qua e la, sui nostri muri, disegna fiori, un sole, strofe di canzoni. Un amico sa valorizzare e colorare anche i nostri punti bui.
Quello che non ho saputo fare per te è stato solo a causa della paura di intromettermi, di entrare in posti dove non mi è concesso mettere piede. So che tu hai dei templi bellissimi dentro, paesaggi silenziosi che sono solo tuoi. Li ho guardati solo da lontano, come si fa con i bei dipinti degli impressionisti, così da cogliere ogni luce, dal mattino fino al tramonto. Quello che ho fatto invece, è stata la fatica più grande che avessi la forza di fare. Nessuno potrebbe chiedermi di più. Eppure è stato semplicissimo. Un amico rende anche un ostacolo insormontabile, una cosa da niente. Perché un amico è comunque dalla tua parte.
Potrei cercare metafore profondissime per farti guardare i miei di paesaggi. I miei di ostacoli. Preferisco peró che tu li scopra e li conosca da solo, passeggiando intorno alle mura del mio castello, camminando piano, con il tuo passo deciso. Con le tue scarpe sul mio prato.
Sai, un amico è anche un sapiente chimico: riconosce il tuo odore e lo sente fraterno, legame. Potrebbe morderti un amico, per assaggiarti o per giocare. Non ti farebbe mai male. Gli servirebbe per far passare quante più informazioni è possibile al suo palato, poi al cervello. Un amico è quella persona che ti bacia per il piacere di riconoscerti a pelle. Ti bacia ovunque. Come se baciasse se stesso.
Ho paura di raccontarti altro, perché parlo sempre troppo. Ho paura di lasciarti andare, perché se non riconoscessi più la strada per tornare indietro potrei morirne di dolore. Ho paura di noi, quando non riusciamo nemmeno a parlarci.”

http://naturalbornegocentrique.tumblr.com/post/13276465944

  • 1 anno fa
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